MAY 2024. UNA VISITA DEL GROLIER CLUB GATHERING A SENIGALLIA

Senigallia, un’incantevole città di mare sulla costa adriatica delle Marche, è nota per il suo suggestivo centro storico rinascimentale, le sue spiagge di sabbia dorata e i numerosi tesori culturali che la circondano.

Il mese scorso è stato organizzato un programma completo per far conoscere ai collezionisti americani del Grolier Club i dintorni di Senigallia. L’obiettivo era quello di mostrare il ricco patrimonio culturale e le bellezze naturali di questa affascinante città di mare sulla costa adriatica della regione Marche.

Il nostro viaggio è iniziato nelle suggestive biblioteche storiche rinascimentali di Cesena e Rimini. Queste biblioteche, tra le più antiche del mondo occidentale, furono fondate dai due fratelli Malatesta, signori della guerra che governavano ducati indipendenti.

RICORDI DI UN’ESCURSIONE ALLE BIBLIOTECHE DELLE CAPITALI MALATESTIANE, CESENA E RIMINI

La prima biblioteca fu aperta a Rimini, seguita dalla seconda a Cesena. In particolare, la data di apertura della biblioteca cesenate, il 15 agosto 1454, è incisa sopra la sua porta, anticipando il completamento della Bibbia di Gutenberg.

Tra il momento in cui questa porta si aprì per la prima volta, il 15 agosto 1454, e di nuovo martedì 21 maggio 2024, per noi è possibile cogliere la civiltà occidentale del libro stampato nella sua interezza.

La biblioteca di Cesena è rimasta intatta fino ad oggi, mentre quella di Rimini fu distrutta e sostituita da una pescheria. Papa Giulio II ne sequestrò i manoscritti come bottino di guerra e li trasportò nella Biblioteca Vaticana. Quando parliamo di “libri” in questo contesto, ci riferiamo ai manoscritti miniati.

 La biblioteca di Cesena è un esempio notevole che offre una visione del mondo occidentale pre-Gutenberg e dell’avvento del libro stampato. La biblioteca ospita 320 manoscritti incatenati, con graffiti sui muri da parte dei primi studenti. Non furono aggiunti libri stampati alle sue collezioni e, nel giro di 15-20 anni, la biblioteca perse probabilmente parte della sua importanza con la diffusione dei libri stampati in tutta Europa.

L’atmosfera della biblioteca di Cesena è splendida.

Abbiamo visto libri magnifici: un Tractatus in Evangelium Johannis con un ritratto miniato di Sant’Agostino di Thaddeo Crivelli, 1555 circa (qui), e un altro con un bellissimo Ab Urbe Condita, decas IV di Livio, il primo storico romano le cui opere iniziano la documentazione della civiltà occidentale. Il ritratto in miniatura di Livio, la testa su una mano, è di Giovanni d’Antonio, luglio 1449.

Dopo aver visitato la Biblioteca Malatestiana di Cesena, siamo andati a Rimini per vedere la bellissima cattedrale conosciuta come Tempio Malatestiano. Abbiamo anche visitato il mercato del pesce che oggi occupa il sito della biblioteca perduta.

Uno dei punti salienti della nostra visita a Rimini è stato vedere la Biblioteca Gambalunga, una grande curiosità e una delle prime – se non la prima – biblioteche in Europa create da un singolo collezionista per uso pubblico.

La Biblioteca Gambalunga, rimasta completamente intatta, fu progettata alla fine del XVI secolo e aperta al pubblico nel 1609. È stata sorprendentemente salvata dai bombardamenti americani alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

La biblioteca contiene alcuni volumi misteriosi che catturano l’immaginazione. Qui sopra: Le Fantaisies de Mere Sote di Pierre Gringore, stampate su pergamena e miniate.

Nell’ultima sala della biblioteca si nota anche – o meglio, non si nota se non si è consapevoli – una porta camuffata da trompe-l’œil, con rilegature dipinte sul legno.

Dopo queste esperienze arricchenti, ci siamo diretti verso Senigallia. Le spiagge di sabbia fine e dorata di Senigallia offrono un’atmosfera serena e una vista mozzafiato sul Mare Adriatico, fornendo lo sfondo perfetto per il relax e la riflessione.

RICORDI DI UN’ESCURSIONE A FABRIANO, LA CITTÀ LIBERA MEDIEVALE DEI MASTRI CARTAI

Il nostro viaggio è iniziato con una visita a Luigi Mecella, un mastro cartaio indipendente che mantiene la tradizione di produrre carta a mano con stracci e altri ingredienti. Costruisce persino le proprie macchine per gestire da solo la cartiera.

Il maestro Luigi produce la carta a mano per la Biennale di Senigallia, per diverse mostre e per le edizioni dell’Atelier 41.

Abbiamo poi visitato il Museo della Carta, dove siamo stati accolti dall’ex direttore, il signor E. Pellegrini. Il museo presenta le tre principali innovazioni tecnologiche che hanno reso Fabriano il centro più importante e prospero per la produzione della carta, a partire dall’epoca in cui l’imperatore Federico II insediò i lavoratori arabi nel sobborgo della città lungo la strada di Ancona. Questo sobborgo era chiamato “Saraceno”.

Dalla metà del XIII secolo, tre innovazioni hanno fatto progredire in modo significativo la produzione della carta:

1. La prima innovazione riguardava la modifica della composizione della pasta di carta. Questo è stato ottenuto utilizzando l’energia idrica degli antichi mulini dei fabbri di Fabriano per azionare i martelli di legno che trituravano i vecchi stracci, separando le fibre per preparare la pasta di carta.

2. La seconda invenzione tecnologica fu la modifica di un ingrediente della pasta di carta. Invece di utilizzare il glutine dei cereali, che attirava gli insetti e portava alla distruzione della carta, si utilizzò una colla naturale ricavata da ossa e pelli di animali bollite.

3. La terza innovazione, che divenne fondamentale con la diffusione della produzione di carta in altri luoghi, fu l’invenzione della filigrana. Questa permetteva di identificare l’origine della carta proveniente da diverse cartiere, consentendo di tassare le produzioni. Questa filigrana risale al 1346. (Museo della carta)

Dopo un delizioso pranzo gastronomico, il direttore Pellegrini ci ha riservato una grande sorpresa: l’accesso ad alcuni tesori nascosti della città, non menzionati in nessuna guida. Tra questi, sale magnificamente restaurate e decorate con affreschi rinascimentali, ma soprattutto l’archivio nazionale che custodisce tesori risalenti a quando Fabriano era una città libera e indipendente. Questo prima che Papa Giulio II attirasse i capitani di Fabriano in un’imboscata mortale a Roma.

Questa antichissima pergamena, scritta in caratteri carolingi leggibili anche da un principiante, reca sulla prima riga una data in latino, che in inglese si traduce come l’anno 1011 dell’era cristiana. Serve a ricordare che per molto tempo i calendari non erano sincronizzati e variavano molto. Ogni città o regno segnava le date in base al regno del proprio principe, re o regina.

Solo dopo quasi dieci secoli dalla nascita di Gesù, un senso di inquietudine attraversò la cristianità occidentale e orientale. C’era il rischio di un’apocalisse? Gli astronomi furono chiamati a calcolare con precisione quanti anni erano passati dalla crocifissione o dalla nascita di Gesù, e l’anno 1000 fu atteso con fervore e ansia. Una volta che tutti si accordarono sull’anno corrispondente al 1000 d.C., si mantenne la pratica del calendario unificato. Di conseguenza, i principi tedeschi, francesi, spagnoli, portoghesi, inglesi e danesi adottarono lo stesso calendario.

Pertanto, nessun calendario indicava, ad esempio, che fosse l’anno 685 o 980 dopo la nascita di Gesù; il calcolo unificato iniziava dopo l’anno 1000. Questa particolare pergamena, datata 1011, potrebbe essere il più antico o certamente uno dei più antichi esempi sopravvissuti della nostra pratica comune.

Dopo la violenta integrazione di Fabriano nello Stato Pontificio, molti libri furono distrutti o messi all’Indice dei libri proibiti. Tuttavia, gli addetti al riciclaggio della carta furono abbastanza curiosi da guardare all’interno delle copertine di queste rilegature e riuscirono a salvare frammenti di pergamene molto antiche, come quella precedentemente citata. Questa scoperta ha ispirato una mostra che spero riusciremo a organizzare per il prossimo viaggio del Grolier Club nel giugno 2025.

La mostra presenterà 500 intriganti frammenti salvati da questa massiccia distruzione di libri. In particolare, tra questi frammenti c’è un pezzo della Divina Commedia di Dante, che fu copiato o scritto poco dopo la morte del poeta.

Dopo queste esperienze arricchenti, ci siamo diretti a Senigallia, dove le spiagge di sabbia fine e dorata e la splendida vista sul Mare Adriatico hanno offerto uno scenario sereno per il relax e la riflessione.

RICORDI DI UN’ESCURSIONE NELLE TENUTE DEI DUE FRATELLI CHE COSTRUIRONO IL DUCATO DI URBINO CON L’AIUTO DI UN ARCHITETTO VISIONARIO

Federico e Ottaviano erano due fratelli, ma Federico fu adottato dal duca di Urbino-Montefeltro, che era anche il loro nonno, e divenne il nuovo duca. Ottaviano mantenne il suo nome, Ottaviano degli Ubaldini, e divenne primo ministro di Federico. A differenza di Federico, Ottaviano non intraprese la carriera militare ma fu un uomo di grande cultura, interessato in egual misura alla cultura ufficiale e all’occulto.

Le fonti diventano molto scarne quando si parla di alchimisti o stregoni, ma Pietro Bembo considerava Ottaviano il più grande astrologo del suo tempo. Il loro amico era il famoso Francesco di Giorgio Martini, che costruì oltre 130 fortezze per il duca. Tra queste c’era una fortezza particolarmente discreta, non segnata sulle mappe, sperduta tra le montagne e progettata per Ottaviano a forma di tartaruga.

L’esistenza di una casa dell’alchimista a forma di tartaruga rappresenta una sfida persistente per gli storici e gli storici dell’architettura. Tuttavia, se vista dall’alto, la forma della tartaruga è inconfondibile. La tartaruga è un simbolo occulto ed esoterico, che si aggiunge alla natura enigmatica di questa struttura unica. (Illustrazione tratta da Hypnerotomachia Poliphili, 1499, p133)

Questa casa, oggi nota come Rocca di Sassocorvaro, fu costruita nel 1475 a forma di tartaruga. Fu salvata durante la seconda rinascita di Urbino da Papa Albani, originario della zona, che regnò come Clemente XI. Egli la donò al suo segretario privato e bibliotecario personale, Giovanni Cristoforo Battelli, nel 1706. Il segretario privato allestì la sua biblioteca nella testa della tartaruga, aggiungendo un ulteriore livello di intrigo storico a questo notevole edificio.

La Rocca Ubaldinesca, che sfugge agli storici e non compare in nessuna mappa per diversi secoli, fu scelta nel 1943 dai direttori dei maggiori musei italiani come nascondiglio per salvare i più grandi tesori artistici dell’Italia settentrionale.

Il giorno in cui abbiamo visitato Sassocorvaro, erano in corso i preparativi per una rievocazione di questo significativo capitolo della storia dell’arte: la salvaguardia e la protezione delle opere d’arte dai bombardamenti durante le grandi guerre. Per questo motivo, oggi la fortezza è chiamata anche Arca dell’arte.

Lo stesso architetto, Francesco di Giorgio Martini, fu incaricato da Federico da Montefeltro di supervisionare l’abbellimento del suo Palazzo Ducale di Urbino.

Per gli inviati di Roma che arrivavano da nord, si presentava ai loro occhi una maestosa facciata ornata da numerose finestre e balconi senza alcuna protezione militare. Si trattava di una grande novità negli anni Sessanta del Quattrocento, poiché la cristianità si proteggeva tipicamente dietro spesse mura.

I Grolierites hanno avuto l’opportunità di ammirare alcuni dei tesori delle Gallerie Nazionali di Palazzo Ducale, come la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca…

… e La Muta, il ritratto della figlia di Federico, Giovanna, realizzato da Raffaello.

Giovanna di Montefeltro divenne la prima signora di Senigallia, la bella città ricostruita dal padre come dote per suggellare l’alleanza con la potente famiglia della Rovere. Senigallia attirò molti sguardi bramosi, in particolare quello di Cesare Borgia, duca di Valentinois, che se ne impadronì con la forza e il tradimento nel 1502. Alcuni storici hanno ipotizzato che La Muta sia il ritratto di una donna afflitta dall’esilio e dalla perdita della sua città.

SENIGALLIA

Il sabato abbiamo esplorato la maestosa Rocca Roveresca, una fortezza che testimonia l’importanza storica della città. Abbiamo incontrato i famosi personaggi del Rinascimento, come i Malatesta, i Della Rovere e i Montefeltro.

La giornata si è svolta con una conferenza, una mostra improvvisata e un ballo in maschera.

Accesso ai video della conferenza in italiano www.youtube.com

La sala conferenze della Rocca Roveresca si trova al secondo piano.

La direttrice, Alessandra Pacheco, presenta al pubblico la conferenza del professore di paleografia Marc Smith.

Il simbolo at, ormai icona onnipresente della comunicazione elettronica, è definito dalla sua forma universale – @ – e da nomi infinitamente vari nelle diverse lingue. Le sue origini, che si perdono nella notte dei tempi, hanno portato a spiegazioni multiple e contraddittorie, confondendo la storia del suo design, delle sue funzioni e delle sue denominazioni. Marc Smith ricostruisce per la prima volta la storia del simbolo at, dal Medioevo ai giorni nostri, come caso insolito ed esemplare dell’evoluzione dei segni scritti che accompagna i continui cambiamenti delle società e delle tecnologie.

Accesso ai video della conferenza : www.youtube.com

Jack Gray e Daniel De Simone presentano le attività del Grolier Club.

Il ballo in maschera inizia alle 20.00.

Cliccando sull’immagine, si ottiene un po’ di musica e di danza.

Ci sono in tutto 8 video, la conferenza, il Bal masqué e la visita al Museo della carta: Playlist GROLIER CLUB GATHERING

Thank you, waiting your next visit in Senigallia

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