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23.10.2026 La prima immagine rivelata da Nicéphore Niépce

Partita Doppia · Paris Photo 2026 · Grand Palais · stand D50

Jeune fille à la quenouille (La filatrice), 1825

La Francia forse non ha inventato le carte Pokémon. La Fotografia, sì. Nicéphore, duecento anni fa.

Il 12 gennaio 1826 il colonnello David Niépce mostra agli ottici parigini Vincent Chevalier e a suo figlio Charles la Jeune fille à la quenouille. Il giorno dopo, secondo Isidore Niépce, Daguerre ne viene a sapere; pochi giorni più tardi scrive a Niépce. Era una stampa eliografica. È proprio questa stampa che Atelier 41 presenta a Paris Photo, stand D50.

La Francia ha celebrato il centenario della fotografia nel 1939 per Daguerre, e il centocinquantenario nel 1989, mentre la Société française de photographie aveva organizzato già nel 1925 un centenario per Niépce, proseguito a Chalon-sur-Saône nel 1933. Da anni anche l’Inghilterra, il Brasile e la Germania rivendicano l’invenzione, nel nome di William Henry Fox Talbot, di Hercule Florence o di Johann Heinrich Schulze.

Il bicentenario ufficiale si distende su tredici mesi, dal 1° settembre 2026 al 30 settembre 2027. Quanto basta per abbracciare il 1826 e il 1827 senza dover scegliere.1

Atelier 41 entra nel dibattito con un corpo del reato: una stampa originale di Nicéphore Niépce del 1825, uno dei tre più antichi oggetti conservati che testimoniano un procedimento fotografico. È anche la prima immagine di Niépce di cui si sappia che sia stata mostrata fuori da Chalon. Lo stand D50 è condiviso con Barnabé Moinard.

L’invenzione conserva la sua parte di mistero. La sua storia, e i colpi di scena della sua rivelazione pubblica a partire dal 1839, non ne hanno di meno. Oggi si delinea una lettura ragionevole: la fotografia è nata dal lavoro paziente di un uomo piuttosto solitario, Joseph Nicéphore Niépce, nei giorni più luminosi degli anni dal 1824 al 1827.

Nicéphore Niépce, lettera al cugino Du Bard de Curley, 30 dicembre 1821, scritta mentre Claude si trova in Inghilterra; tratta a lungo delle difficoltà del loro motore a scoppio, il Pyréolophore. La più lunga lettera di Niépce ancora in mani private; ne resterebbero al massimo altre tre fuori dalle collezioni pubbliche. Stand D50.

Che cosa annuncia Nicéphore Niépce nel 1824

Niépce lavora alla sua grande idea, tra altre invenzioni sorprendenti. I suoi primi esperimenti risalgono al marzo 1816, dopo la partenza del fratello maggiore Claude, prima per Parigi, poi per l’Inghilterra nel 1817. Il maggiore dei Niépce ha preso in mano lo sviluppo del Pyréolophore, primo motore a scoppio della storia; ma il brevetto britannico del 1817 restituisce l’idea originale al fratello minore Joseph Nicéphore.2

Per inventare la fotografia, Nicéphore deve risolvere insieme problemi di ottica e di chimica. Alterna gli esperimenti e si concentra dapprima su un procedimento più lento, ma più prudente e più sicuro, quello che Niépce chiamerà presto eliografia e che più tardi si chiamerà fotoincisione: l’incisione all’acquaforte per mezzo della luce. Una sottile vernice di bitume di Giudea, stesa su una lastra di metallo, indurisce là dove il sole la colpisce. Un solvente scioglie poi soltanto la vernice rimasta tenera, là dove la luce non l’ha indurita, e mette a nudo il metallo in quel punto; l’acido scava allora il metallo scoperto in solchi che tratterranno l’inchiostro; si pulisce infine la vernice indurita, e la lastra può essere inchiostrata e stampata su carta.

Nel 1824 il principio è acquisito; l’incisione non segue ancora. Il 13 giugno Nicéphore incide «sul rame rosso come sulla pietra». Il 16 settembre 1824 scrive a Claude: «puoi, fin da oggi, considerare come cosa dimostrata e incontestabile la riuscita dell’applicazione dei miei procedimenti alle vedute, sia su pietra, sia su vetro».3

Queste dimostrazioni del 1824 non si sono tradotte in opere giunte fino a noi. I primi oggetti che lo sono risalgono all’anno seguente.

Nicéphore Niépce, Il cavallo e il suo conducente (Le Cheval et son conducteur), 1825. Bibliothèque nationale de France.

Tre stampe del 1825

Si conoscono soltanto tre testimoni materiali dei primi tentativi riusciti: tre impressioni su carta del 1825, una tirata da una lastra di rame, le altre due da una seconda.

La prima, Il cavallo e il suo conducente, tirata da una lastra di rame incisa nell’agosto 1825, viene individuata da André Jammes in mezzo a una corrispondenza di Niépce con il cugino Du Bard de Curley, nel catalogo del libraio bruxellese Tristan Schwilden. È entrata nella Bibliothèque nationale de France per prelazione alla vendita della collezione Jammes, nel 2002.4

Le altre due escono da una stessa lastra,5 ottenuta a sua volta per sola azione della luce da una stampa esistente, un’eliografia: una giovane donna che fila con la conocchia, seduta accanto a una finestra, un cagnolino ai suoi piedi.

Il modello del Cavallo, la stampa della BnF, risale a un’acquaforte olandese di Dirk van der Stoop (1651), copiata dal cavaliere de Claussin verso il 1800. Quello della Jeune fille non è ancora identificato; è uno degli enigmi che il bicentenario potrebbe risolvere.6

Le due stampe della Jeune fille à la quenouille appartengono allo stesso collezionista; una sola reca un’iscrizione, ed è quella che presenta Atelier 41.

Joseph Nicéphore Niépce, Jeune fille à la quenouille (La filatrice), stampa su carta tirata da una lastra di rame, immagine formata dalla luce in una vernice di bitume di Giudea, morsa all’acquaforte, autunno 1825; impressione a Digione, novembre-dicembre 1825. Immagine 132 × 107 mm, foglio 178 × 144 mm. Incollata su un antico cartone di montaggio che reca, a inchiostro, di mano di Isidore Niépce: «Première épreuve héliographique sur étain (1825) par Nicéphore Niépce / hommage de l’auteur à son parent le Colonel Niépce» [Prima prova eliografica su stagno (1825) di Nicéphore Niépce / omaggio dell’autore al suo parente il Colonnello Niépce]. Inoltre, un’annotazione a matita a margine: «1825». L’iscrizione dice «stagno»; la lastra era in realtà di rame (vedi appendice).7

La stampa, la nota, il colonnello

La nota è posteriore alla morte dell’inventore nel 1833. Registra un fatto confermato dai racconti di famiglia: questa stampa è quella che Niépce consegnò al suo parente, il colonnello David Niépce. Nominato luogotenente del re all’Île de Ré il 14 dicembre 1825, il colonnello lascia la Borgogna l’8 gennaio 1826, portando con sé diverse stampe eliografiche affidategli da Nicéphore.

Il 12 gennaio, secondo il racconto che egli stesso ne fece a Victor Fouque, che preparava una storia dell’invenzione, si presenta dagli ottici Chevalier, quai de l’Horloge, fornitori di Niépce dall’estate 1825, e mostra loro la Jeune fille à la quenouille. Daguerre, cliente della ditta, ne viene informato subito, «il giorno dopo», secondo Isidore Niépce. Pochi giorni più tardi una lettera di Daguerre arriva a Chalon; Niépce stesso, un anno dopo, dirà che Daguerre era stato informato «non so bene come».8

Charles Chevalier, raccontando la scena nel 1854 senza nominare il visitatore, «un parente di Nicéphore Niepce», ricorda un testimone: il conte de Mandelot, lo stesso la cui raccomandazione Niépce invocherà, un anno più tardi, presso l’incisore Lemaître.

È dunque con questa immagine che l’invenzione esce dall’intimità provinciale borgognona; è da essa che comincia, come Niépce aveva presentito, la storia della fotografia, o piuttosto la sua storiografia.

Nel corso del 1826 Niépce passa allo stagno e perfeziona lo stesso principio. Con l’aiuto dell’incisore parigino Lemaître, che ne tira le stampe all’inizio del 1827, ottiene il ritratto del Cardinale d’Amboise, che porterà in Inghilterra o vi si farà spedire nell’autunno 1827. Il Cavallo, la Jeune fille e il Cardinale appartengono dunque a un solo e medesimo procedimento: l’eliografia morsa all’acquaforte e stampata a inchiostro, sotto il torchio.9

Nicéphore Niépce, Cardinale d’Amboise, lastra di stagno, 1826. Victoria and Albert Museum, Londra.

Epilogo: Londra, 1839

Nel 1839 i primi lavori di Niépce riaffiorano a Londra. Le prime esposizioni pubbliche della fotografia sono inglesi, provocate da una fuga di notizie sui giornali, all’inizio di gennaio 1839, a proposito di un’iniziativa francese imminente.

Il 25 gennaio 1839, alla Royal Institution, il chimico e fisico Michael Faraday presenta a più di trecento ascoltatori i «disegni fotogenici» dell’amico William Henry Fox Talbot (immagini ottenute posando oggetti o incisioni su una carta sensibile alla luce), disposti per una sera nella biblioteca tra ornamenti di cartapesta e campioni di combustibile artificiale.10

Quattro settimane più tardi, il 20 febbraio 1839, la Graphic Society tiene la seduta più affollata dalla sua fondazione: vi si attendono le stampe di Talbot. Non vengono inviate.

Ciò che l’assemblea guarda al loro posto, prestati da Franz Bauer a Charles Wheatstone ed esposti da William Brockedon, sono gli oggetti affidati a Bauer nel novembre 1827 da un francese, Nicéphore Niépce.11 Vi si vedevano, con ogni verosimiglianza, la Veduta dalla finestra a Le Gras e tre lastre incise per la stampa, Cardinale d’Amboise, Cristo portacroce e Chiaro di luna, oltre a stampe del ritratto del Cardinale d’Amboise. Sono gli stessi amici di Talbot a restituire a Niépce la sua anteriorità.

Nonostante gli sforzi di Daguerre e dei suoi innumerevoli sostenitori, ci sarà da allora, anche in Francia, una minoranza ostinata, fatta di parenti come di scienziati, a difendere la memoria di Joseph Nicéphore Niépce e il suo ruolo di vero inventore.

Gli incunaboli presentati nel febbraio 1839 sono sopravvissuti. Si trovano oggi in collezioni pubbliche: in Inghilterra, al Victoria and Albert Museum, e in Texas, all’università di Austin.

Il più celebre, la Veduta dalla finestra a Le Gras, considerata la prima fotografia dal vero al mondo, lascerà Austin per essere presentata al museo Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône dal 26 aprile al 20 giugno 2027, di ritorno in Francia per la prima volta dalla sua realizzazione.12 Risale all’estate 1827: le lettere di Niépce al fratello del 27 giugno e del 18 luglio 1827 descrivono tre vedute riuscite in sei settimane, fatte con gli obiettivi ricevuti dall’ottico Chevalier in febbraio.13 Lo stesso ministero francese della Cultura, annunciando il prestito, data ormai la lastra al 1827.

Nicéphore Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras (Point de vue du Gras), 1827. Harry Ransom Center, The University of Texas at Austin.

Provenienza della Jeune fille à la quenouille annotata

Colonnello David Niépce; verosimilmente prestata da lui, o dalla sua famiglia, a Isidore Niépce nel 1839, a sostegno della rivendicazione di priorità, con apposizione dell’iscrizione; poi tornata nella famiglia del colonnello, trasmessa alla sua pronipote Léontine Niépce e ai suoi discendenti, la famiglia Perrault-Niépce di Sennecey-le-Grand; Sotheby’s Londra, Photographs, vendita L06430, 2006, lotto 110; collezione Michael S. Sachs, Stati Uniti. La stampa sarà presentata nella cornice dorata in cui la famiglia l’ha conservata; sul retro, l’indirizzo a matita «A. Perrault-Niepce à Sennecey-le-Grand» e un’etichetta «Perrault-Niepce», verosimilmente del 1933, quando la famiglia prestò la stampa alla manifestazione di Chalon-sur-Saône.14

Vedere la stampa allo stand

L’originale, la prima immagine rivelata da Niépce, sarà visibile allo stand D50 martedì 10 e mercoledì 11 novembre, durante le inaugurazioni, e giovedì 12 novembre alle 17, quando Serge Plantureux presenta allo stand il dossier speciale Niépce della rivista Partita Doppia, «Saggio di catalogo ragionato delle eliografie di Niépce».

Contatti
Atelier 41, Senigallia · fotografia@atelier41.org
Immagini in alta definizione su richiesta.

Appendici

Glossario

Eliografia
Nome che Niépce darà alle sue immagini formate dalla luce su una vernice di bitume di Giudea. Due applicazioni: le lastre uniche eseguite con la camera oscura, di cui le lettere menzionano diverse e di cui una sola è giunta fino a noi, la Veduta dalla finestra a Le Gras; e le lastre preparate per la stampa, di cui una decina, conservate, forse non sono mai state stampate. Tre soggetti stampati sono giunti fino a noi: il Cavallo, la Jeune fille e il Cardinale (vedi il dossier speciale di Partita Doppia).
Lastra
Il supporto dell’eliografia, per lo più metallico, unico o preparato per la stampa. Quella della Jeune fille non è stata ritrovata.
Mordere
Attaccare il metallo con l’acido là dove la luce non ha indurito la vernice. Prima del bagno d’acido, un solvente scioglie soltanto la vernice rimasta tenera e mette a nudo il metallo; la vernice indurita resta e protegge il metallo dall’acido. Gli incavi così creati trattengono l’inchiostro e permettono la stampa su carta. La vernice indurita viene tolta in seguito. A differenza dell’acquaforte ordinaria, in cui l’artista scopre il metallo con la punta, qui sono la luce e il solvente a metterlo a nudo. Fonte: Niépce, Notice sur l’héliographie, inviata a Daguerre il 5 dicembre 1829, pubblicata da Daguerre in Historique et description des procédés du daguerréotype et du diorama, 1839 (solvente: una parte, in volume, di olio essenziale di lavanda per dieci parti di olio di petrolio bianco).
Stampa
L’immagine stampata a inchiostro su carta a partire dalla lastra. È l’oggetto qui presentato.
Rame / stagno
Il metallo della lastra, che data l’oggetto: rame nel 1825, stagno in seguito («pewter» nei cataloghi del Victoria and Albert Museum e dello Harry Ransom Center, note 9 e 12). Niépce userà diverse leghe, poi il rame placcato d’argento nel 1828. Quando si associa con Daguerre, nel dicembre 1829, ha già sperimentato numerosi supporti: pietra, vetro, rame, stagno, leghe, rame placcato d’argento.

La lastra di stampa della Jeune fille à la quenouille era di rame

La nota sotto la stampa dice «sur étain», su stagno. Le lettere conservate di Niépce dicono «su rame», ed è su di esse che poggia la data. Nel 1825 Niépce incide il rame: attende le sue lastre metalliche in giugno, incide il cavallo in agosto, annuncia il 25 ottobre che farà «stampare due o tre copie di incisioni», e il 14 gennaio 1826 di aver «fatto tirare a Digione alcune prove delle [sue] incisioni su rame», che «non hanno la nitidezza e la correttezza desiderate».

Queste «incisioni su rame» sono le lastre dell’estate: il Cavallo, la veduta incisa con esso in agosto e, con ogni probabilità, la Jeune fille, la cui lastra nessuna lettera data.

Ciascuna ha potuto dare soltanto una manciata di stampe. Che tre siano sopravvissute ha del miracoloso. Le stampe del Cavallo e della Jeune fille sono dello stesso momento; nulla permette di dire quale delle tre preceda le altre. Nessuna delle due lastre di rame è stata ritrovata; né i modelli, stampe rese traslucide da Niépce.

Il 12 marzo 1826, inviando al cugino Alexandre Du Bard de Curley una stampa del Cavallo, Isidore Niépce gli riferisce il giudizio del padre Nicéphore: nota che la stampa è «debole di colore» perché «il rame non era stato morso abbastanza». L’invio del Cavallo al cugino è coerente con l’aver affidato la Jeune fille al colonnello perché la mostrasse agli ottici.

Le prove su lastre di stagno attendono il loro arrivo documentato nella primavera 1826, ordinate per la camera oscura; e Lemaître scrive il 22 gennaio 1827 di non aver mai ancora inciso lo stagno all’acquaforte.15 La stampa mostrata a Parigi nel gennaio 1826 è dunque stata necessariamente tirata da una lastra di rame.

La nota manoscritta sul supporto, verosimilmente redatta verso il 1839-1841, è esatta sulla data e sbaglia sul metallo. C’è un altro caso: l’etichetta del Petit paysage del museo di Chalon, che dice «zinco» per una lastra di stagno.

A discolpa di Isidore, egli aveva lasciato definitivamente la casa paterna nel 1822, prima sotto le armi, poi con il matrimonio nel 1825. Non è dunque testimone diretto delle prove eliografiche tra il 1824 e il 1829.

Lo stampatore di Digione, finalmente identificato

Verso il 1866 Victor Fouque chiedeva ancora a Isidore, a proposito dello stampatore di Digione a cui suo padre si era rivolto: «Chi è quest’amico di Carbillet?». La corrispondenza non lo nomina mai. Ma la storia della litografia digionese è nota. Peignot e Girault, già nel 1818-1819, ne descrivono gli inizi; il Dictionnaire des imprimeurs-lithographes dell’École des chartes ne segue i protagonisti: Mairet lascia Digione nel 1821, Berthaux-Durand verso il 1826-1827.

Nel novembre-dicembre 1825 Digione ha dunque un solo stampatore litografo in attività: Berthaux-Durand, ingegnere del catasto, che ha montato il suo torchio con due operai formati a Vienna. È quindi logicamente da lui che sono tirati i rami di Niépce.16 E si può pensare che l’annuncio della sua partenza da Digione abbia soltanto incoraggiato Niépce a rivolgersi a un professionista parigino, Lemaître.

Copertina: Pierre Harmant, Niépce, Correspondance 1824-1829, 1974.

Note

Le citazioni da fonti francesi sono date nella nostra traduzione.

  1. Centenario del 1925: impulso di Georges Potonniée (Histoire de la découverte de la photographie, 1925), che fonda la sua datazione dell’invenzione sul ritratto di papa Pio VII riprodotto su vetro, andato in frantumi, la cui storia, trasmessa di seconda mano, resta incerta nelle date (1822-1824). Centenario del 1939 e centocinquantenario del 1989 sul 1839. Gernsheim impone il 1826, poi si allinea al 1827 (1982). Florence: Campinas, 1833; Schulze: Halle, 1727. Calendario ufficiale: bicentenairephotographie.culture.gouv.fr ↩
  2. Primi esperimenti: Niépce a Claude, 21 marzo – 19 maggio 1816 (MNN). Sulla divisione dei compiti alla partenza di Claude per Londra: Niépce a Du Bard de Curley, 26 novembre 1824 (BnF). Lettere patenti di Giorgio III per la Scozia, 1817, concesse a «Josephus Claude Niepce of Frith Street Soho Square», per «certain improvements in the means of propelling Boats and other vessels»: «in consequentia communicationis illi factae per Fratrem ejus Josephum Nicephore Niepce illo peregrino existente»; sul retro: «Carta Dom. Josephi Claude Niepce ejus Inventionis infra memoratae -1817» (collezione Maison Nicéphore Niépce, Saint-Loup-de-Varennes). ↩
  3. Niépce a Claude, 13 giugno e 16 settembre 1824 (ASR; Bonnet-Marignier, lettera 382 per il 13 giugno). L’acido non morde: 8 ottobre 1824. ↩
  4. Niépce a Claude, 7 agosto 1825 (ASR): «Incido su rame in questo momento un cavallo con il suo conducente». Invio a Du Bard de Curley: Isidore Niépce a Du Bard de Curley, 12 marzo 1826 (BnF), «una prova delle incisioni di mio padre». Vendita Sotheby’s, 21 marzo 2002; collezione André Jammes; BnF, Estampes, RESERVE BOITE FOL-Z-14 (22,A). ↩
  5. Confronto delle due stampe su fotografie: accidenti di lastra coincidenti (oblique che attraversano la gonna e il pavimento, segno vicino al volto, anello sul pavimento, registro sui bordi della lastra; polarità delle oblique; assenza dei cerchi di Lemaître agli angoli). Secondo esemplare: J.-L. Marignier, Niépce. L’invention de la photographie, 1999, p. 213. ↩
  6. Modello: il senso di lettura della stampa deve essere quello dell’originale (copia per contatto, poi stampa). Pista: La Fileuse di Jean-Antoine Pinchon (1772-1850), Salon del 1824, n. 1556; ringraziamo la Bibliothèque nationale de France per le sue ricerche. Il modello non può provenire dal pacco di Du Bard de Curley dell’agosto 1826 (nota 9). Appello del proprietario all’identificazione: nota di M. S. Sachs, The Classic, gennaio 2025. ↩
  7. Trascrizione dall’oggetto e dalla scheda Sotheby’s 2006 (che segnala tre sic: «Premiere», «Nièpce» ×2). Calibrazione delle datazioni di Isidore: etichetta sul retro di un Cardinale tirato da Lemaître nel 1827 che reca «1824»; etichetta del Petit paysage di Chalon, «1825» con cifra ritoccata. ↩
  8. Nomina del colonnello: Bonnet-Marignier, app. XVI. Racconti della visita: V. Fouque, La Vérité sur l’invention de la photographie, 1867, pp. 117-118, dal colonnello, che gliene fece il racconto «più volte» (p. 120); Fouque fa anche acquistare al colonnello una camera oscura, che Chevalier aveva spedito il 5 gennaio e che giunse a Le Gras il 13 (Niépce a Du Bard de Curley, 14 gennaio 1826, BnF). Isidore Niépce, Historique de la découverte improprement nommée daguerréotype, 1841, pp. 19-20. Charles Chevalier, Guide du photographe, 1854, parte III, «Souvenirs historiques», pp. 19-22, alla presenza del conte de Mandelot, Henri-Camille-Sophie Bataille (1753-1827); vedi Niépce a Lemaître, 17 gennaio 1827 (ASR; Bonnet-Marignier 404, n. 7). Chevalier fornitore: Vincent Chevalier a Niépce, 8 novembre e 7 dicembre 1825 (ASR; Bonnet-Marignier 394, 395). Lettera di Daguerre «nel corso di gennaio» 1826: Niépce a Lemaître, 2 febbraio 1827, poscritto (ASR; Bonnet-Marignier 406, pp. 751-753, n. 2 del curatore: Daguerre informato da Chevalier, di cui era cliente); risposta di Niépce del 25 gennaio 1826, perduta (ibid., n. 4; Niépce a Daguerre, 2 febbraio 1827, Bonnet-Marignier 407: «Ho ricevuto ieri la vostra risposta alla mia lettera del 25 gennaio 1826»). Un anno più tardi Daguerre chiede ancora a Niépce di «fargli avere una prova» (Bonnet-Marignier 406): non ne aveva dunque vista nessuna. ↩
  9. Lastre di stagno del Cardinale d’Amboise: pacco di incisioni di Du Bard de Curley ricevuto il 9 agosto 1826; Niépce a Du Bard de Curley, 2 novembre 1826 (BnF): il Cardinale «mi ha fornito prove più forti di tono», stampa «affidata a un cattivo stampatore del paese». Invio a Lemaître di cinque lastre di stagno, tra cui «una doppia copia di un ritratto»: Niépce a Lemaître, 2 febbraio 1827 (Bonnet-Marignier 406, n. 5). Prove di Lemaître: Lemaître a Niépce, 22 gennaio, 7 febbraio e 5 marzo 1827 (ASR). La lastra è catalogata dal Victoria and Albert Museum, Londra: Le Cardinal d’Amboise, «Heliograph on pewter (photo-etched pewter plate)», 1826 (collections.vam.ac.uk, O1387373). Soggiorno in Inghilterra e oggetti affidati a Bauer: vedi note 11 e 13. ↩
  10. Royal Institution, riunione del venerdì 25 gennaio 1839; L. J. Schaaf, Talbot Correspondence Project, blog Foundation of Photography. Si tratta della Royal Institution, non della Royal Society, davanti alla quale Talbot legge la sua comunicazione il 31 gennaio. ↩
  11. Graphic Society, seduta del 20 febbraio 1839, verbale citato da Schaaf (ibid.); vedi anche History of Photography, 2000. Invio delle prove a Bauer: Niépce a Bauer, 19, 22 e 30 novembre 1827 (ASR). Elenco degli oggetti ricostruito in base ai pezzi conservati da Bauer fino alla morte, poi dispersi, e oggi allo Harry Ransom Center e al Victoria and Albert Museum (vedi note 9 e 12). ↩
  12. Comunicato del ministero della Cultura, 3 settembre 2026; mostra al museo Nicéphore Niépce, 26 aprile – 20 giugno 2027, prestito dello Harry Ransom Center, University of Texas at Austin, che cataloga la lastra Niepce Heliograph, «Heliograph on pewter», 1827 (hrc.utexas.edu/niepce-heliograph). ↩
  13. Niépce a Claude, 27 giugno e 18 luglio 1827 (ASR); ordine di quattro obiettivi a Chevalier, 3 febbraio 1827 (AAS; Bonnet-Marignier 408), consegnati il 19; sul «campo troppo ristretto» delle prove del 1826, Niépce a Du Bard de Curley, 2 novembre 1826 (BnF). Niépce ad Aiton, 31 ottobre 1827: «le mie prove incorniciate fatte su stagno»; partenza movimentata per l’Inghilterra, fine agosto 1827. ↩
  14. Prestito a Isidore: Fouque 1867. Sotheby’s, Londra, Photographs, L06430, 2006, lotto 110: sul retro della cornice, «A. Perrault-Niepce à Sennecey-le-Grand» ed etichetta «Perrault-Niepce». Proprietario attuale: Michael S. Sachs. ↩
  15. Niépce a Du Bard de Curley, 5 giugno, 25 ottobre 1825, 14 gennaio, 16 giugno 1826 (BnF); Niépce a Isidore, 26 maggio 1826 (George Eastman Museum); Lemaître a Niépce, 22 gennaio 1827; Niépce a Lemaître, 16 febbraio 1827, e a Daguerre, 4 giugno 1827: lo stagno «fatto venire per la mia camera oscura», preferito «per le mie prime prove». Etichetta «zinco»: museo Nicéphore Niépce, Petit paysage. ↩
  16. Niépce a Claude, 13 giugno 1824; Claude a Niépce, 8 dicembre 1825 («l’amico del signor Carbillet»); Niépce a Du Bard de Curley, 14 gennaio 1826; Fouque a Isidore, verso il 1866 (Bonnet-Marignier). Berthaux-Durand e Mairet: Dictionnaire des imprimeurs-lithographes du XIXe siècle, École nationale des chartes, voci Berthaux-Durand e Mairet; Arch. nat. F/18 1891 e 1892; G. Peignot, Essai historique sur la lithographie, 1819, pp. 25 e 41; C.-X. Girault, Détails historiques et statistiques sur le département de la Côte-d’Or, 1818, pp. 15-16; scheda d’autorità BnF per Mairet (Digione 1816-1821, poi Morlaix). ↩
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